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e e con alto e visto portamento
tutti li vide assai con lieto volto,
e domandò se ancora i duecento
eran venuti; a cui e fu risposto:
 No, signor mio, ma e verranno tosto. 
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In questa venner, non per un cammino,
quasi in un punto, li due gran Tebani;
e qual, qualora a Libero divino
fa sacrificio ne luoghi montani
la dircea plebe, s ode infino al chino
di quai vi son li vallon più sottani,
di voci e d altri suoni e di romore,
tal s udì quivi allora e non minore.
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Essi, ciascun co suoi, tratti da parte,
aspettaron Teseo, che prestamente
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Giovanni Boccaccio - Teseida delle nozze d Emilia
venuto, inverso del tempio di Marte
con lor n andò, e là pietosamente
diè sacrificio e con senno e con arte;
poscia levato, sanza star niente,
sopra  l gran soglio della porta venne
e lì fermato i suoi passi ritenne.
Come i Tebani, fatti cavalieri da Teseo, n andarono verso il
teatro per combattere.
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E sanza star, con non piccolo onore,
cinse le spade alli due scudieri;
e ad Arcita Polluce e Castore
calzar d oro li sproni e volontieri,
e Diomede e Ulisse di core
calzarli a Palemone, e cavalieri
amendun furono allora novelli
l innamorati teban damigelli.
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E ciascheduno sotto una bandiera
d un segnal qual li piacque con sue genti
si ragunò, e con faccia sincera
gir per la terra visti e apparenti;
e già del cielo al terzo salito era
Febo co suo cavai fieri e correnti,
quando per loro al teatro fu giunto
quasi ch a uno medesimo punto.
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E ben che non avesser ancor vista
di sé alcuna in quel loco, pensando
Letteratura italiana Einaudi 231
Giovanni Boccaccio - Teseida delle nozze d Emilia
per che venieno e ciò che vi s acquista,
e l un dell altro le trombe sonando
udendo, e  l grido della gente mista
che or l uno or l altro gien favoreggiando,
quasi dubbiando, dentro al cor sentiro
subitamente men caldo disiro.
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E ciaschedun per sé divenne tale,
qual ne getuli boschi il cacciatore,
a rotti balzi accostatosi, il quale
il leon, mosso per lungo romore,
aspetta e ferma in sé l animo equale,
e nella faccia giela per tremore,
premendo i teli con forza sudanti,
e li suoi passi trieman tutti quanti;
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né sa chi venga né quale e si sia,
ma di fremente orribili segni
riceve nella mente, che disia
di non avere a ciò tesi l ingegni;
e  l mormorar che sente tuttavia,
con cieca cura in sé par che disegni,
per quel talora sua tema alleggiando,
e ancora tal volta più gravando.
Disegna l autore il teatro e come Egeo e molti altri v andarono.
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Poco era fuori della terra sito
il teatro ritondo, che girava
un miglio, che non era meno un dito,
Letteratura italiana Einaudi 232
Giovanni Boccaccio - Teseida delle nozze d Emilia
del quale il mur marmoreo si levava
inverso il ciel sì alto, con pulito
lavor, che quasi l occhio si stancava
a rimirarlo, e avea due entrate
con forti porte assai ben lavorate.
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Delle quai, l una inverso il sol nascente
sovra colonne grandi era voltata,
l altra mirava inverso l occidente,
come la prima apunto lavorata;
per queste entrava là entro ogni gente:
d altronde no, ché non v aveva entrata;
nel mezzo aveva un pian ritondo a sesta
di spazio grande ad ogni somma festa,
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dal quale scale in cerchio si moveno,
e cre che in più di cinquecento giri
infino all alto del muro salieno,
con gradi larghi, per petrina miri;
sopra li quali le genti sedeno
a rimirare gli arenarii diri
o altri che facesser alcun gioco,
sanza impedir l un l altro in nessun loco.
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Al qual davanti era venuto Egeo
con pompa grande per voler vedere;
e similmente v era già Teseo,
che per fuggire scandal me potere,
del teatro le porte guardar feo
da molti, che là entro forestiere
Letteratura italiana Einaudi 233
Giovanni Boccaccio - Teseida delle nozze d Emilia
o cittadin con arme non entrasse:
sanza esse chi volesse sì v andasse
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A questo tutti i popoli lernei,
poscia che lor maggiori ebber lasciati,
sen venner, tanti che dir nol potrei,
benché v entrasser tutti disarmati;
e come avean li lor con li Dircei
veduti, così s eran separati,
tenendo l un la parte del ponente,
e l altra incontro tenea l oriente.
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Vennervi i citadini e tutte quante
le belle donne, realmente ornate,
e qual per l uno e qual per l altro amante
prieghi porgeva, e, così adunate,
dopo tututte con lieto sembiante
Ipolita vi venne, in veritate
più ch altra bella, e Emilia con lei,
a rimirar non men vaga che lei.
Come i Tebani entraron nel teatro, l un per l una porta e l altro
per l altra.
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Venuti adunque li due campioni
armati di tutte arme, in esso entraro;
e ciaschedun co suoi decurioni
l un dopo l altro assai ben si mostraro,
seguendo li già detti lor pennoni,
come ne templi è detto ch ordinaro;
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e dalla porta donde Euro soffia,
Arcita entrò con tutta sua parroffia,
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tale a veder qual tra giovenchi giunge
non armati di corna il fier leone
libico, e affamato i denti munge
con la sua lingua e aguzza l unghione,
e col capo alto, quale innanzi punge,
l occhio girando, fa dilibrazione;
e sì negli atti si mostra rabbioso,
ch ogni giovenco fa di sé dottoso.
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Egli era inanzi in su un gran destriere
a tutti i suoi tutto quanto soletto;
e ben mostrava ardito cavaliere,
sì feroce veniva nello aspetto,
quando attraverso e innanzi e arriere
gia senza posa il buon cavallo eletto;
e elli aveva lo scudo imbracciato,
e il forte elmo in testa ben legato.
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Appresso gli era col pennone in mano
il forte Dria montato da vantaggio,
di cuore ardito e di poder sovrano;
il qual seguiva il nobil baronaggio,
e il primo era Agamenon spartano
e  l secondo Pelleo nobile e saggio.
Ligurgo il terzo e  l quarto era Castore,
Menelao il quinto e  l sesto Nestore;
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Giovanni Boccaccio - Teseida delle nozze d Emilia
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poi Peritoo e Cromis virilmente,
e Ippodamo e poi Pigmaleone,
ciascun co nove suoi arditamente;
e in quel preser quella porzione
che giustamente lor fu contingente;
ma d altra parte entrò poi Palemone, [ Pobierz caÅ‚ość w formacie PDF ]

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